San Coso. Metafore maschili

I lemmi sono ripartiti in quattro gruppi, per macrocategorie di significato. La divisione è puramente funzionale, essendo i contesti d’uso estremamente eterogenei. Per ogni lemma è indicato almeno un luogo di attestazione, così come è indicata l’attestazione in più luoghi di diverse opere o autori. In *bibliografia sia le opere letterarie che la letteratura scientifica. Salvo diverse indicazioni, l’analisi linguistica è di chi scrive.
Il repertorio di riferimento è il Dizionario del lessico erotico (= DLE, v. bibliografia), del quale ci si avvale per la sistematica opera di spoglio delle fonti ma non ci si attiene, se non quando indicato,  per la spiegazione dei singoli lemmi. Il nucleo di lemmi del Dizionario è stato integrato con spogli di prima mano; ulteriori integrazioni sono in corso, quindi il corpus è potenzialmente in continuo aggiornamento.

1. Oggetti liturgici e paraliturgici

La metafora è basata su due possibili spostamenti semantici: somiglianza di forma (principalmente reale, più di rado solo linguistica) e considerazione dell’oggetto come bene prezioso e degno di cura e attenzione, talvolta le due istanze cooccorrono.

Asperge, asperges. Nome latino vulgato dell’aspersorio (in lat. ecclesiastico aspergillum) diffuso in molti dialetti italiani e attestato anche in francese nel sec. XIV: aspergès. Il deverbale asperges viene dal Salmo 50: «Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor». Oltre alla somiglianza di forma, non è da escludere la lettura metaforica dell’azione di inserire ripetutamente l’aspersorio (aspergillum) nel secchiello (aspersorium) per poi aspergere la folla. Da dizionario l’attestazione in *Belli (DLX, 4), che usa asperge.
Battaglio. Propr. ‘batacchio della campana’: «Il vicario se n’andò in camera a pigliarsi piacere con la fanciulla: e presto messo il batacchio a la campanella, sonò due doppi a vespro, e finito di sonare, uscitosi di camera la lasciò» (Fortini, Giornate dei novizi, III, 20, 71).
Bordone. Per somiglianza di forma. È il bastone dal manico ricurvo tipico dei pellegrini (Poliziano, Detti piacevoli, 255, et al.).
Cero. Per somiglianza di forma (Ifigonia, I, 35).
Idolo. Particolarmente evidente l’intento dissacratorio. Così Bevilacqua (Eros, 38): «Era davvero un piccolo lago di carne morta, quanto vivo e sempre pronto era stato una volta, tanto che gli amici di baldorie oscene lo chiamavano l’idolo o la bestia».
Pastorale. Per affinità di forma, con il valore aggiunto della ieraticità liturgica parodiata, essendo il bastone alta insegna del vescovo. «La buona vedova sapendo il bisogno… bellamente se uscì di casa e se n’andò a veglia in casa di certe vicine a ciò che il vescovo non s’avesse da vergognare a dare il pastorale a la figlia» (Fortini, Giornate dei novizi, II, 9, 19).
Reliquia. Il termine si presta al traslato dissacratorio e per la preziosità reale che evoca e per la formidabile sacralità che l’oggetto evoca. Nel traslato i tratti semantici vengono intensi in senso molto generico: è estraneo ogni riferimento ad affinità materiali, tanto che il termine è usato come metafora sia maschile (anche al plurale), sia femminile (Aretino, Sei giornate, 27, 18, et al.).
Spargolo. Variante fonetica di aspersorio, attestata in Aretino (Ragionamento, II; Dialogo, III). V. asperge.
Tabernacolo. Metafora molto produttiva in numerosi dialetti, più generalmente per indicare oggetti strani o ingombranti (DLE, 616). In senso più marcatamente erotico-religioso, va considerato nel suo status di custode di quanto di più sacro è in una chiesa (a sua volta metafora femminile, v.) (Veniero, Zaffetta, 99).

2. Parti architettoniche

Il senso traslato è variamente costruito, rispetto alle altre categorie l’elemento religioso sembra meno determinante.

Battisteo. Variante antica e popolare di battistero. All’uso metaforico si arriverebbe per via semantica, con riferimento a battere (DELI). «Quando io ero giovinetto dell’età di 15 anni, per ozio e mala tentazione di carne, in pastura qualche volta mi menai il mio batisteo a spasso e dettigli la biada in modo me ne presi gran diletto più e più volte» (Piovano Arlotto, Facezie, 18).
Campanile. Per affinità di forma. «Per esser la camicia troppo corta, mostrò le natiche, il coliseo e la punta del campanile a Momo e tutti gli altri ch’erano da quella parte» (Bruno, Bestia trionfante, 736).
Vescovado. Hapax in Fortini (Giornate de novizi, II, 9, 21). Il doppio senso è dato dal contesto della novella (DLE, 663): «Fu tanto cortese il vescovo che in prima giunta come un somaro le messe dinansi tutto il suo antivo vescovado domandandole, lo sciocco, se quello le piaceva».

3. Onomaturgia

Don Baccello. Variante “religiosa” del più generico baccello, frutto delle leguminose (dal lat. bacillum, ‘piccolo bastone’). Il titolo, parzialmente desemantizzato, vale per un generico rimando ecclesiastico (Burchiello, Sonetti, 89, et al.).
Fra Mazza. Cfr. Don Baccello. La metafora è sia per forma sia perché la mazza è usata per battere (DLE, 230) (Lori, Opere burlesche, III, 108). Cfr. anche battisteo.
Frate Cazzocchio.  Espressione tautologica, dove al secondo elemento, un derivato trasparente, è associato il primo, già metafora dell’organo maschile (Manganello, XI, 80). V. frate.
San Cresci. Toponimo. Località presso Firenze che prende il nome dal martire Crisco. L’uso equivoco è del verbo crescere, riferito all’erezione (DLE, 534) (Decameron, II, 7, 37, et al.).
San Piantorio. Con il significato di organo maschile, è usato da Giordano Bruno nel Candelaio (V, 24): «Chi vuol acqua di san Pietro Martire, la somenza di san Gianni, la manna di sant’Andrea, l’oglio dello grasso della midolla de le canne dell’ossa del corpo di san Piantorio».

4. Personificazioni

Chierico. Probabile l’influsso di un generico intento denigratorio e dissacrante (Sercambi, Novelliere, 11, 4).
Diascoletto. Variante, propr. diminutivo, di diavolo (v.) (Gozzi, Rime burlesche, 67).
Diavolo. Il termine incontra grande fortuna (soprattutto nelle Novelle di Bandello) a partire dall’espressione del Decameron cacciare, mettere il diavolo in inferno (III, 10, 14, 18), dove la metafora inferno per l’organo femminile si impernia sul rimando al calore, e, probabilmente, sulla nota iconografia di Lucifero conficcato al centro della terra (DLE, 170). Non trascurabile la connotazione iperbolica connessa alla metafora infernale.
Dio. Così Bevilacqua (Eros, 184): «Mi capita di innamorarmi non degli uomini come persone, ma del loro dio eretto, parlo degli uomini che si stendono in un letto e si scrutano compiaciuti nel dono che gli concede il dio che si portano dentro il calzoni».
Dio degli orti, rosso dio degli orti. Variante di Priapo (v.).
Fede. Poco perspicuo il passaggio metaforico, che il DLE (202) spiega, non senza una certa dose di creatività, sulla base della somiglianza di forma tra la parola greca pìstis, ‘fede’, e pestello, già metafora sessuale. La congettura è ripresa dalla glossa di C. Alderighi all’attestazione nel Commento del Grappa (111).
Frate, fraticello. Senso traslato per ricostruita somiglianza formale tra il cappuccio dell’abito religioso e la forma dell’organo maschile (DLE, 229-230) (Gozzi, Rime burlesche, 67, cfr. diascoletto; Cammelli, Rime, 202).
Guardiano degli orti. Variante di Priàpo (v.), già in latino: (ruber) hortorum custos(Ovidio, Fasti, VI, 333). Vulgato, è usato almeno da Bandello (Novelle, II, 59).
Ingannatore. V. diavolo, di cui, propr., è sinonimo (Sercambi, Novelliere, 7, 25, 27).
Malaguida. V. diavolo, di cui, propr., è sinonimo (Boccaccio, Corbaccio, 67, et al.).
Maledetto da Dio. V. diavolo, di cui, propr., è sinonimo (Boccaccio, Decameron, III, 10, 21).
Nume degli orti. V. Priàpo (Batacchi, Rete di Vulcano, VI, 8).
Papa. Solo nella locuzione porre, far entrare, entrare il papa a Roma. L’uso traslato si basa sullo stato di qualcosa che è naturale sede di un’altra (DLE, 404) (Masuccio, Novellino, 5, 24-26).
Pievano. Anche nella variante piovano, cfr. chierico e prete. «Ho voglia di toccarvi un po’ la mano / e di veder come siete cresciuto / in quella vostra cera di piovano» (Gozzi, Rime burlesche, 96).
Prete. Cfr. chierico e pievano (Giambullari, Contentazione, 15).
Priàpo. Nel mondo romano il culto già ellenistico (originario dell’Ellesponto) del dio della fertilità era molto diffuso a livello popolare; le statue votive erano poste soprattutto negli orti, dove la grottesca, quasi mostruosa iconografia dell’itifallo aveva funzioni onorifiche, apotropaiche e di protezione dagli animali nocivi. Si tratta dell’unico termine di uso estensivo che non ha nessuna connessione con il mondo cristiano (Tra gli altri, Ovidio, Fasti, I, 400, 415; e Satire, 1, 8, 1 ss.; Virgilio,Georgiche, IV, 11. In italiano, Pasquinate romane, 458;D’Annunzio, Maia, 177, et al.).
Proposto. Propr. Variante fonetica di prevosto (non attestato), propr. ‘parroco’. Cfr. anche chiericopievanoprete (Fortini, Giornate dei novizi, I, 3, 6).
Seminarista rosso. La forma sfrutta la metafora del seminare, pur restando trasparente l’allusione ecclesiastica (DLE, 561). Interessante l’attestazione di Bevilacqua (Eros, 132), con alcune occorrenze di geosinonimi, a loro volta varianti giacenti sul piano diastratico: «Dalle parti mie, a Po, il sesso maschile cambia nome a seconda del mestiere di chi ce l’ha. E i carrettieri di Arginotto lo chiamano affettuosamente alberobello o pingherlone; … i contrabbandieri di Mirasole misteriosamente il Fratello Branca (il carabiniere) o il seminarista rosso o Fucile 91».

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